Strade e autostrade in Italia

Autostrade

Autostrade

Le strade nel periodo dell’impero romano d’occidente

Persino e i re e gli imperatori romani avevano ben compreso l’importanza vitale delle vie di comunicazione. Vere e proprie arterie vitali che collegavano Roma a tutte le regioni del suo regno, prima, e del suo impero, dopo.

Per questa ragione, per mantenere saldo e sotto controllo un impero che, al culmine del suo splendore e della sua potenza, andava dalla Britannia (la Gran Bretagna) alla odierna Repubblica slovacca, dalla Germania agli attuali Paesi dell’Africa del Nord, parte dell’attuale Medio oriente e Penisola arabica.

In Italia, furono costruite le arterie di collegamento che, ancora oggi, ricordano i nomi dei sovrani che le vollero realizzate: l’Aurelia (da Roma alla Liguria), la Flaminia (da Roma alla costa adriatica), l’Appia antica (da Roma al vitale porto di Brindisi per i collegamenti con il vicino medio oriente) e la famosa Salaria (che collegava Roma ai porti del Piceno nelle Marche).

Le strade dell’impero erano ben costruite e ben curate dai Prefetti e funzionari locali dell’impero e quest’opera fu incessante sino a che l’impero romano ebbe vita.

Durante il periodo denominato “dei secoli bui” le arterie dell’ex impero romano (d’occidente) non crebbero e a malapena furono mantenute efficienti.

Solo nei secoli successivi e a partire dal 700’ le strade tornarono ad essere al centro delle esigenze delle case regnanti, in relazione alle politiche di conquista e per favorire gli scambi commerciali in Europa.

Le strade e le autostrade del nostro tempo

C’era un Italia povera, che a fatica rinasceva dalle ceneri della distruzione operata in anni di conflitto mondiale: la 2^ guerra mondiale.

Eppure, anche durante il conflitto la produzione dei veicoli era andata aumentando, com’è ovvio, non seguita tuttavia dalla crescita della rete viaria.

Fu solo a partire dal periodo del boom economico (inizi anni “60) che si cominciò ad avvertire l’esigenza di adeguare la rete stradale nazionale, alla crescente domanda di trasporto delle merci e delle persone.

Tutti ricorderanno le famiglie degli italiani, stipate nelle prime Fiat 500 e 600, in coda per uscire dalle città del triangolo industriale del nord, per la gita fuori porta domenicale.

Come anche le stesse famiglie che si recavano in estate, in macchina, nei luoghi di origine, per le meritate ferie estive. Erano i viaggi che avevano il sapore dell’avventura, quasi pionieristica. Giungendo a Eboli, (così come Cristo vi si era fermato) secondo i racconti dei cronisti dell’epoca, si usciva dall’autostrada e, per raggiungere la Calabria e la Sicilia, ci si doveva avventurare lungo le provinciali, strette e pericolose, che correvano lungo la fascia tirrenica, giù giù sino a che si arrivava a Villa San Giovanni (RC). Da qui, dopo un’attesa che poteva durare anche ore, ci si imbarcava nei traghetti per raggiungere la sponda siciliana. Da lì, se si era diretti a Palermo piuttosto che a Siracusa o Agrigento, si dovevano affrontare ancora lunghe ore di marcia su strade provinciali improbabili e polverose.

Questa, appena descritta, è l’immagine di un Paese che lentamente stava crescendo in tutti i settori della produzione, contribuendo allo sviluppo economico dei suoi cittadini.

Per questa ragione, nel volgere di pochi anni, il numero dei veicoli gommati circolanti sulla rete stradale nazionale era aumentato vertiginosamente, non seguito però da un adeguato ammodernamento e sviluppo delle rete stradale.

In quegli stessi anni, tuttavia, l’Italia varò un piano di sviluppo della rete viaria che, a cominciare dalla realizzazione della principale arteria autostradale, l’A1, avrebbe dovuto consentire il rapido spostamento di persone e merci, lungo la dorsale della penisola.

Nell’ottobre del 1964 fu inaugurato il primo tratto autostradale, ben 764 Km di asfalto, che collegava Milano a Napoli.

Da lì in avanti, molte altre centinaia di Km di asfalto sono stati aggiunti per l’ampliamento delle rete stradale ed autostradale, in favore di una politica che ha privilegiato, nei fatti, il trasporto su gomma in luogo di quello su rotaia.

In Italia tuttora si predilige il trasporto delle merci su gomma, poiché è più veloce, modulabile e capace di raggiungere ogni angolo del Paese, ove si consideri che i luoghi per la produzione dei beni trasformati hanno registrato, negli ultimi decenni, un rapido e progressivo allontanamento dai centri urbani. Una delocalizzazione, resasi necessaria, per via dei costi crescenti e della difficoltà di reperire gli spazi necessari per la produzione e lo stoccaggio delle merci.

Seguendo la crescente domanda di trasporto e spostamento delle merci, sono stati compiuti interessanti sforzi per la realizzazione e l’ammodernamento anche della rete ferroviaria per cercare di “alleggerire” la pressione crescente sulle autostrade italiane, divenute in tempi recenti insufficienti a sostenere il volume di traffico (sono circa 5.000.000 gli autoveicoli pesanti circolanti) e poco sicure, sotto l’aspetto della manutenzione e dell’ammodernamento dei sistemi di sicurezza passiva.

A tutto questo, ha fatto seguito un aumento esponenziale del volume di traffico “privato”, che ha contribuito ad accelerare la necessità di mettere in campo un piano nazionale per l’ammodernamento dell’intera rete viaria, con particolare riferimento ai collegamenti lungo la dorsale della penisola (attraverso i quali scorre la maggior parte del volume delle merci) e a quelli delle due isole maggiori, storicamente troppo spesso trascurati (in particolare la Sardegna, che non ha ancora una rete autostradale che colleghi il nord al sud dell’isola, fatta eccezione per la SS131 la “Carlo Felice”, 190 Km per collegare Cagliari a Sassari).

Le autostrade oggi

Viaggiare oggi sulle autostrade italiane è, usando un’espressione oramai assai diffusa tra la gente, una vera passeggiata, un momento di svago e un’opportunità sempre nuova per visitare ogni angolo dello stivale, potendo spostarsi da Nord a Sud o da Est ad Ovest, in sicurezza e comfort.

Dunque, cosa sarebbe cambiato, negli anni, nei servizi offerti dai gestori delle autostrade?

Chiunque oggi abbia superato il mezzo secolo di vita, ricorderà perfettamente cosa significasse a quel tempo imbarcarsi per un viaggio da Torino o Milano per Roma o per raggiungere le città dell’estrema punta dello stivale.

La sensazione che accompagnava il viaggiatore era sempre quella della solitudine e della poca assistenza, lungo il tragitto.

Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate e molto: assistenza autostradale, sicurezza attiva e passiva, controlli effettuati attraverso le migliaia di telecamere posizionate lungo tutte le autostrade e, spesso, anche strade statali e provinciali, ma, soprattutto, i sistemi di sicurezza quali l’impiego degli asfalti drenanti, le barriere separatrici più alte e con maggior capacità di assorbimento di impatto e, per concludere, il Tutor, un eccellente sistema di controllo della velocità degli automobilisti, in uso in tutta Europa che ha consentito la diminuzione degli incidenti mortali o con feriti gravi sulle strade.

Tra le trasmissioni televisive che si sono occupate delle autostrade ricordiamo la Rai con:

I grandi cantieri autostradali del nord Italia, fermi – di Rosita Rosa

Il mito dell’autostrada del sole

Per concludere questa breve disamina sull’evoluzione delle strade, in particolar modo del nostra Paese, piace ricordare gli enormi sforzi che sono stati compiuti per rendere gli spostamenti, il trasporto ed il lavoro sulle strade, sempre più sicuro e confortevole.

Spesso per le famiglie anche un’occasione di svago, durante le gite domenicali fatte insieme alla famiglia.

Una possibilità di arricchimento e scambio culturale tra le persone

Un’occasione di crescita economico-sociale per il Bel Paese, che corre veloce e sicuro, lungo le sue strade.

Informazioni su Faber

Nato e cresciuto a Milano. Dopo un breve periodo trascorso in Sicilia nella provincia siracusana ha conseguito il diploma di ragioniere e perito commercialista, per poi lavorare per il Ministero della Difesa. Da un anno si è trasferito a Palermo dove si occupa di assistenza per il personale civile e militare, dipendente dal Ministero della Difesa. Per alcuni anni a Torino e in Piemonte, sempre per conto del Ministero, si è occupato del settore pubbliche relazioni. Nell'anno accademico 2009/2010 ha conseguito una laurea di primo livello in Scienze dell'Amministrazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Siena. Ha sempre nutrito un forte interesse per la storia europea in particolare, soprattutto sotto il profilo politico-economico e sociale.
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