Vivere sepolti in casa nel disordine e nella sporcizia

Sepolti in casa su Realtime

Sepolti in casa su Realtime

 Si chiama “disposofia” il disturbo mentale che porta all’accumulo, una sottospecie dei disturbi ossessivo-compulsivi. Real Time gli dedica 39 puntate di un reality.

Il film-reality “Sepolti in casa “originariamente trasmesso dall’emittente statunitense TLC con il titolo Hoarding: Buried Alive, sta andando in onda su Real Time in seconda serata, a partire dalle 22,30. La serie ha come protagonisti i cosiddetti “Accumulatori compulsivi”, coloro che soffrono diun disturbo mentale che solo di recente è stato riconosciuto come tale, mentre fino a qualche anno or sono veniva malamente tollerato dai familiari che consideravano il genitore, il parente o l’amico un inguaribile disordinato, spesso giudicandolo pigro e incapace di tenere pulita e in ordine la propria casa.

In realtà si tratta di una malattia mentale, che in Italia ha faticato più che negli USA ad emergere a causa della tendenza , tutta italiana, al nascondimento, alla vergogna, al voler lavare i panni sporchi in famiglia. Questi atteggiamenti, uniti all’ignoranza sull’argomento, hanno portato il disturbo ad essere poco conosciuto e questi malati sono stati sempre considerati non come persone malate bisognose di aiuto, ma colpevolizzate tout court.  Invece le statistiche hanno raccolto dati impressionanti:  In Italia soffrono di ‘Hoarding Disorder’. Solo che fino a ora non se ne aveva la percezione, perché nessuno chiamava i servizi sociali o faceva visitare il congiunto da uno psichiatra, considerandolo semplicemente una persona bizzarra.

I parenti spesso peggiorano la loro condizione, perché,  pensando di fornire aiuto, si limitano, al massimo, a far ripulire le stanze, a gettare via gli accumuli di oggetti, quasi sempre all’insaputa dei diretti interessati, che, al loro rientro a casa, si sentono completamente perduti fino all’orlo di un’angosciante disperazione, nel non trovare più nulla di quelle cose, per altri insignificanti, ma che per loro rappresentavano il pur labile filo di collegamento alla realtà, grazie al legame che ogni oggetto rappresenta per loro dal punto di vista affettivo. Che si tratti di  vecchi barattoli vuoti, o di oggetti nuovi ancora con l’etichetta attaccata, o di stracci inutili , o di pile di giornali vecchi e polverosi, negli anni il ciarpame ricopre i mobili, le suppellettili, la cucina, il bagno, il pavimento, tanto da non consentire una vita normale . Il cibo non si cuoce più perché il fornello è inagibile, non si dorme piu nel letto perchè sovraccarico di cose che non è permesso spostare, non esistono tavoli liberi per cui si mangiano scatolette in piedi, non si trovano gli oggetti di uso e consumo perché sepolti sotto sacchetti e immondizia e, se in casa vivono animali, si sta anche in mezzo agli escrementi e a un olezzo insopportabile.

L’accumulo compulsivo non è una forma di psicosi , come si pensava fino a un decennio fa – ma una sottospecie – afferma oggi la psicologia –  del disturbo ossessivo compulsivo. Come dire che questi malati “non possono fare a meno” di continuare a raccattare cose, nuove o usate, di raccogliere avanzi e oggetti rotti dai cassonetti dell’immondizia, di recuperare o perfino acquistare oggetti astrusi e inutili. Agli oggetti i malati legano le proprie sicurezze, la propria identità disastrata: anche se sono solo dei rifiuti, per loro assumono un significato affettivo fondamentale, che non può essere smantellato con un trasloco o una disinfestazione.

Denise , protagonista del reality, mostra il suo appartamento

Ogni episodio del serial “Sepòlti in casa”  viene dedicato a due diverse storie in cui gli hoarder vengono aiutati da uno psicoterapeuta e da un personal organizer a rendere nuovamente agibili gli spazi abitativi liberandosi di tutti i beni inutili accumulati nel corso degli anni.

La patologia pare abbia una propria base fisiologica in una variazione nella conformazione del cervello in chi ne soffre. Ma non tutti coloro che presentano tale diversa conformazione si ammaleranno, perché sono determinanti i fattori ambientali più o meno favorevoli nel rendere conclamata la malattia. Quando ciò accade, se il disturbo non viene riconosciuto è  trascurato per anni,  i pazienti scivolano verso una progressiva condizione di abbandono e di trascuratezza, finchè sarà troppo tardi per apportarvi un rimedio. Non alla casa, quanto alla mente del poveretto.

E’ pero’ fondamentale un intervento di equipe: lo psichiatra a livello farnacologico, lo psicologo-psicoterapeuta per un affiancamento e una ricostruzione dell’identità e delle sicurezze, gli assistenti sociali per la rilevazione della condizione degli spazi dal punto di vista organizzativo ma anche igienico –sanitario.

Personalità e condizione psicofisica degli accumulatori compulsivi

Come appare nel filmato, questi soggetti si trovano da anni in condizioni di stress forzato e spesso sono lasciati soli a risolvere i propri problemi. Denise, ad esempio, quando apre la porta di casa sua, ammette di vivere sola – e chi starebbe in mezzo a quel caos e a quel luridume ? –  ma stava nel frattempo  combattendo un tumore da 20 anni, aveva subito tre interventi a diversi organi, che le erano stati tolti. Era preoccupata per la propria condizione non solo di salute ma anche finanziaria, perché aveva perduto il lavoro un anno prima e i suoi risparmi erano ormai terminati. Come non bastasse, la sua famiglia aveva poche disponibilità economiche per poterla aiutare.

Gli oggetti fanno sentire Denise “più all’altezza delle situazioni, è fermamente convinta che più cose si possiedono più valore si acquista agli occhi degli altri: una distorsione cognitiva che la “obbliga” in modo compulsivo a continuare ad accumulare. Denise vive sommersa ormai anche dalla sporcizia, dagli escrementi dei suoi cagnolini, che sono dappertutto: l’unico spazio rimasto disponibile e in cui dorme la notte lei , il suo gatto e i suoi cani, è una piccola porzione del letto, che mostra ai visitatori della troupe.

Dappertutto il tanfo di immondizia marcia attira scarafaggi e insetti che ormai invadono la casa  con i topi che ci hanno fatto i nidi. Nonostante queste evidenti constatazioni, per Denise è impossibile procedere da sola a ripulire e soprattutto cominciare a gettare via. Denise aveva cominciato accumulando soprammobili, barattoli vuoti, scatole e cartoni e non riuscendo più a buttare i giornali vecchi. In seguito l’impossibilità di usare gli ambienti l’ha portata a non poter buttare l’immondizia e la confusione tra cio’ che sarebbe stato da gettare e cio’ che avrebbe voluto tenere le rendeva il conflitto impossibile da sciogliere.

A questo punto si era creato il circolo vizioso della scarsa igiene e della crescente malnutrizione, non potendo utilizzare i locali per gli scopi cui erano preposti. Il malessere diventa non solo fisico ma psicologico e tende a peggiorare perché segue il progressivo abbandono da parte dei familiari, orripilati ma giudicanti, in quanto non al corrente di avere a che fare cin un  vero e proprio malato di mente. L’abbandono fa il resto.

Interventi utili dell’equipe di sostegno

Denise viene presa in tempo utile, perchè già seguita dai servizi sociali in quanto malata di cancro da anni, in seguito indigente viene segnalata e in tal modo potrà essere seguita da un’equipe multidisciplinare. Questa è la sola ancora di salvezza, perché, pur con grandi incertezze e paure, accetta di aprire la porta di casa, di lasciare che si cominci a pulirla potendo partecipare a dare indicazioni lei stessa. La partecipazione  dell’interessata è fondamentale per  non farla regredire psichicamente a livelli ancora più limitanti. E’ altresì importante chiederle il permesso di buttare, anche cercando di convincerla, per conservare il suo senso di identità già molto traballante.

Il sostegno di una psicoterapeuta c’è di continuo, soprattutto nelle prime fasi del lavoro, il giro della sua casa viene compiuto insieme alla terapeuta. Un giro difficile perché occorre cominciare a concordare cosa è possibile cominciare ad eliminare e solo il pensiero crea angoscia in Denise: gli oggetti sono per lei come un aggancio col passato, oggetti transazionali di tipo affettivo. E’ molto difficile il percorso per arrivare ad accettare la presenza degli operai e dei volontari per un parziale sgombero. Le vengono quindi spiegati anche i pericoli concreti della situazione, soprattutto quelli di incendio, da non sottovalutare.

Quando la psicoterapeuta le mostra i tubi del bagno bloccati, l’acqua che non scende più e le chiede come faccia a lavarsi, Denise comincia a provare vergogna nell’ammettere che usa solo le salviettine umidificanti da anni, si vergogna dei topi e degli insetti e del fatto che stiano invadendo anche l’appartamento dei vicini e questa emozione di vergogna è salutare per lei, che ammette “di trovarsi bene con questa psicologa perché non la giudica “. “E’ difficile – spiega – ma non mi sento giudicata come da tutti gli altri e questo mi fa sentire meno inadeguata”.

Il lungo percorso è appena cominciato. Mentre Denise è intenta a parlare con la psicologa, gli operatori cominciano il loro lavoro di svuotamento , pulizia, disinfestazione, tinteggiatura. E il miracolo appare quando la protagonista si illumina nel rivedere, finalmente, i suoi mobili per intero e le pareti della sua casa, come non ricordava da anni.

La dottoressa cerca sempre di convincerla con molta calma, facendo leva sull’igiene e sulla salute, sul rischio di infezioni che ogni giorno aumenta. E’ ovvio che si tratta solo di un inizio, la parte presentata nella puntata non è che un primo step di quelli che saranno, in futuro, altri pazienti interventi, soprattutto lavorando con la psiche di Denise.

Cosa si fa in Italia per trovare soluzioni

Non ci sono ‘fasce’ più o meno colpite: da chi è indigente a chi è benestante, da chi lavora a chi è disoccupato, a chi ha un buon livello di cultura a chi no, “l’Hoarding Disorder è un disturbo ‘verticale’“, sottolinea Alessandro Marcengo, psicologo di Torino, esperto di questo grave disturbo di personalità.

A Torino, presso il Centro clinico Crocetta, è partito lo scorso febbraio un corso accreditato Ecm per psichiatri e psicoterapeuti, e uno dei moduli sarà  focalizzato sul tema. “Sarà il primo corso su questo argomento riconosciuto in Italia – spiega Marcengo –  che è anche membro della Societa’ italiana di terapia cognitivo comportamentale (Sitcc). “ I parenti ci chiedono spesso se esista una pillola che curi il disturbo – riferisce l’esperto –  Non c’è una soluzione semplice, ma ci sono diverse linee di intervento”. Quella di elezione è una terapia cognitivo-comportamentale specifica per ciascun paziente, “se il paziente accetta il percorso”. Infatti, chi ha l’Hoarding Disorder non sa di soffrirne, come succede con molti disturbi della mente: “In questo caso cerchiamo di creare un rapporto cooperativo per risolvere gli aspetti pratici”, spiega Marcengo.  Il Centro Crocetta, organizza inoltre incontri mensili psico-educativi di gruppo per i parenti degli accumulatori. “Ora grazie a Internet abbiamo un filo più diretto con i familiari, e riceviamo una quantità impressionante di e-mail”. Una conferma della dimensione del problema anche nel nostro Paese.

 

 

Informazioni su Paola Federici

Paola Federici è psicologa psicoterapeuta, scrittrice e giornalista. Ha fondato  il Centro Psicologico di Binasco (Milano). Riceve sia nello studio di Milano che in quello  di Binasco.  Ha scritto libri di psicologia divulgativa per tutti: "I bambini non ve lo diranno mai ma i loro disegni si"; "Il tuo bambino lo dice con i colori"; "Mi disegni un albero?"; "Gli adulti di fronte ai disegni dei bambini", “Lo stress del terzo millennio ( Ed. Franco Angeli). Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali Mondadori e Rizzoli (Donna Moderna, Confidenze, Donna Informa, Insieme, il Giorno, Il Resto del Carlino e altri). E’ stata per anni Direttore responsabile del mensile “La Tua Zona sud Milano). Per contatti, richieste di articoli  e appuntamenti scrivere a paolafedera@gmail.com
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