Bambini prodigio o macchine da soldi. I pericoli di un’infanzia rubata

Suri Holmes

Suri Holmes

Suri, figlia di Tom Cruise e Katie Holmes, 7 anni appena, diventa stilista di moda per volere di mamma, lancerà la sua collezione in autunno.

Un’ennesima occasione per parlare di bambini prodigio la notizia che Suri, la figlia di Tom Cruise e Katie Holmes è entrata nel mondo della moda come “la donna meglio vestita del mondo”, su tacchi a spillo vertiginosi e abiti di sua creazione – come ha dichiarato la madre, che l’ha spinta verso il settore modaiolo, investendo negli abiti che la bambina indossa quasi tre milioni di dollari e inventando, grazie al nome della figlioletta, il nuovo brand “Suri”, che tratta solo moda per l’infanzia.

Se la collezione otterrà il risultato sperato (dalla madre), Suri sarà l’ennesima vittima di adulti narcisisti? O solo brutalmente commerciali? Perché e come una bambina, sia pure precoce e più intelligente della media dei suoi coetanei, invece di giocare con le Barbie, preferisce diventare Barbie lei stessa e indossare le proprie “creazioni” scimmiottando le donne adulte? Forse per lei è stato un gioco all’inizio, ma poi lo sarà ancora quando gli imperativi del business le imporranno obblighi che poco hanno a che fare con i bisogni dei suoi 7 anni?
Quanto c’è di suo in queste scelte genitoriali e quanto di strumentalizzato da parte degli adulti è un interrogativo al quale ancora non ci sono risposte chiare. Quanto l’impalcatura pubblicitaria si stia servendo di un’idea che di infantile potrebbe avere ben poco, per un lancio commerciale che della bambina sfrutta il nome e l’immagine, è un dubbio che non può essere accantonato.
La nuova linea di abbigliamento per bambine che porterà il nome di Suri farà portare a casa alla piccola un contratto di 1,1 milioni di dollari, e questo solo per cominciare. Il patrimonio sarà ovviamente gestito da chi ha la patria potestà, e se non si tratta di sfruttamento commerciale come lo potremmo chiamare? Salvata da un padre che pare la viziasse, ora è in corsa per superare l’altra vedette della moda d’alto lignaggio, Lourdes, figlia di Madonna, creatrice del marchio “Material girl”.
Suri non è che l’ultima dei piccoli bimbi “prodigio” che hanno tappezzato il mondo dello spettacolo da almeno una sessantina d’anni, da quando il propagarsi del cinema e della televisione su larga scala ha guidato e condizionato sempre più le opinioni di milioni di persone a livello mondiale. L’impero dei media fa il suo gioco, ma che parte hanno coloro che dovrebbero tutelare l’infanzia e il diritto di viverla nel modo più adatto all’età di un bambino? QQQQuesti genitori fanno passare i propri figli per “piccoli prodigi” mentre , in casi come quello di Suri, più che prodigi finiscono per diventare scimmiotti da copertina. L’obiettivo è fin troppo evidente che sia improntato al puro business.

Ma che fine hanno fatto gli ex bambini prodigio?

Vediamo alcuni di questi ex prodigi, come se la sono cavata in seguito e cosa ha riservato loro la sorte quando la vita adulta ha bussato alla loro porta. Sempre che siano riusciti a raggiungere l’età adulta!

Michael Jackson

Michael Jackson

Emblema dei bambini prodigio succubi della volontà di un padre padrone violento è stato Michael Jackson. Come è finito lo sappiamo tutti, trovato morto per presupposta overdose di farmaci o altre sostanze nel pieno dell’età matura. Il suo dramma è stata però la sua vita, perennemente in bilico tra crisi d’identità, crisi maniacali di onnipotenza e altrettanto drammatici periodi depressivi, dai quali usciva soltanto con l’aiuto costante di droghe e con la falsa soluzione dell’ennesimo intervento di chirurgia estetica. Unico obiettivo: tornare con l’aspetto di quel bambino che non aveva mai potuto essere. Una vita di mancato bambino e al suo posto una vita artistica che era una rappresentazione di un’infanzia che non aveva mai vissuto. Troppo presto sul palcoscenico in pasto al pubblico, obbligato invece che difeso, era diventato un colosso miliardario sulle fondamenta traballanti di un’identità rimasta inceppata che il suo castello dei divertimenti tentava di sostituire.

Ragazzi perduti

E se andiamo a vedere i piccoli protagonisti della filmografia degli ultimi anni, come non accorgersi di una linea comune che purtroppo li unisce come un solo, drammatico filo conduttore? La costante assunzione di droghe che questi ex bimbi prodigio hanno condotto come comportamento deviante, per sostenere una fragilità dell’Io comune a tutti loro.

Macaulay Culkin

Macaulay Culkin

Prendiamo a titolo di esempio il protagonista di “Mamma ho perso l’aereo”, Macaulay Culkin, dopo anni e ormai adulto, combatte ancora con la tossicodipendenza, aveva fatto causa ai genitori che avevano dilapidato il suo patrimonio miliardario e non ha più girato un film di successo dal 1994. Un baratro dal quale diventa sempre più difficile uscire.
Il dramma dietro le risate de “Il mio amico Arnold”” – Ricordiamo la serie cult degli anni Ottanta, famosa oltre che per il tormentone “Che cavolo dici, Willis”, anche per la triste sorte che toccò a tutti e tre i protagonisti. La star Gary Coleman, affetto da disfunzioni renali e con problemi di crescita, citò in giudizio i genitori che amministravano il suo patrimonio personale. Nel 2003 si candidò a governatore della California sfidando Arnold Schwarzenegger, riuscì a piazzarsi ottavo su 135 candidati. Arrestato più volte per comportamenti violenti, è morto nel 2010, in seguito a un incidente.
Todd Bridges interpretava suo fratello Willis, finì dapprima nel gorgo della droga, oggi si dichiara riabilitato ed è il solo del trio che sembrerebbe tornato alla normalità.
La più sfortunata è stata Dana Plato, interprete di Kimberly Drummond. Dopo l’addio alla serie tv, passò dalle pagine di Playboy a film soft-core. Nel 1991 fu arrestata per rapina a mano armata in un negozio di video a Las Vegas e nel 1999 fu trovata morta per un overdose di farmaci in una roulotte. Nel 2010 suo figlio Tyle Lambert si è suicidato con un colpo di fucile alla testa.

Lo spietato mondo dello spettacolo , della moda e della pubblicità

In questi casi, più che di “maledizione” legata a un film, come molti commentatori hanno scritto, ci sarebbe piuttosto da ipotizzare come causa primaria lo spietato ambiente dello spettacolo, che ha mietuto vittime per l’età a rischio dei giovanissimi attori, non sostenuti da adulti competenti, ma lasciati alle loro fragilità, non preparati ad affrontare stress e sollecitazioni evidentemente eccessive per degli adolescenti. Hollywood e il mondo del cinema , come il mondo fatuo della moda, sono quasi sempre fonte di enorme fatica e di disagio per chi vi si trova immerso all’improvviso e in giovanissima età. Se a questo aggiungiamo il facile iniziale successo , seguito quasi sempre dall’altrettanto facile discesa nell’oblio, si può comprendere come i ragazzi-prodigio cadano nell’uso di sostanze per non dover affrontare la dura realtà. Dapprima li si porta alle stelle facendo loro credere di essere più bravi, più belli, più intelligenti, più apprezzati e più amati, fino a creare loro intorno una sorta di bolla narcisistica falsamente protettiva, per poi lasciarli in balia del loro destino quando non sono più necessari agli scopi commerciali programmati. Un uso sconsiderato di persone come fossero oggetti. Personalità in evoluzione che invece del sostegno trovano sconsideratezza.

Brad Renfro

Brad Renfro

Chi non ricorda Brad Renfro, il ragazzo che esordì al cinema ne “Il Cliente”, a fianco dei due mostri sacri Susan Sarandon e Tommy Lee Jones. Brad Pitt lo aveva definito nel 1996 il suo erede naturale, dopo aver recitato con lui in “Sleepers” e nel 1998 recitò con Ian McKellen ne “L’allievo” di Bryan Singer. In seguito sparì lentamente dalle scene, fino a quando fu arrestato nel 2005 per possesso di eroina. Nel 2008 fu trovato morto nel suo appartamento di Los Angeles, stroncato da eroina e morfina.

Carriere e vite stroncate sul nascere

Anissa Jones divenne una star a soli 8 anni quando interpretò Buffy nel telefilm “Tre nipoti e un maggiordomo”. Quando la serie finì nel 1971, l’attrice partecipò ai provini per “L’esorcista” e “Taxi Driver” (il film che lanciò la carriera “adulta” di Jodie Foster) e nel 1976 morì di overdose. Stessa sorte ebbe anche il fratello Paul Jones nel 1984.
Heather O’Rourke fu scoperta nel 1980 da Steven Spielberg che le affidò il ruolo della bambina di “Poltergeist” (1983) e nel suo seguito, uscito nel 1986. L’anno dopo le venne diagnosticato il morbo di Chron e morì nel 1988, dopo aver girato “Poltergeist III”. Nel 1988, Judith Barsi, piccola interprete de “Lo squalo 4”, fu uccisa a soli dieci anni con un colpo di pistola dal padre, che poi sparò anche alla moglie e si suicidò dando fuoco alla casa in cui risiedevano. Certo una famiglia non molto equilibrata per sostenere una figlia precoce e intelligente.

Pochi gli ex prodigio sopravvissuti

La serie di giovani prodigi finiti malamente, o le cui vite si sono interrotte bruscamente per incidenti, malattie, overdose o in situazioni oscure è molto più lunga di quella di chi ce l’ha fatta : tra i pochi ancora sull’onda del successo , un tempo bambini prodigio, ricordiamo

leonardo di caprio

Leonardo Di Caprio

Leonardo Di Caprio, Shirley Temple attrice bambina negli anni 50, poi diventata una brillante diplomatica. Jodie Foster è passata dai film della Disney a “Taxi Driver” di Martin Scorsese, continuando a studiare e laureandosi in letteratura inglese a Yale. Vincitrice di due premi Oscar come miglior attrice, nel 1991 ha debuttato alla regia con “Il mio piccolo genio”, storia di una madre alla prese con un figlio dal talento straordinario.
Leonardo di Caprio aveva mosso i primi passi nella serie tv “Genitori in Blue Jeans”, diventando adulto seguendo la scia di “bello e maledetto” lasciata da River Phoenix, fino al successo di “Titanic”.
Drew Barrymore, lanciata da Steven Spielberg con “E.T.”, proviene dal teatro e dallo show-business americano, dai quali ha ereditato il talento ma purtroppo anche l’inclinazione alle droghe e all’alcool. Una sopravvissuta ma una vita sul filo del rasoio. Anche Christian Bale fu scelto da Spielberg, per interpretare il bambino protagonista del kolossal “L’impero del sole” nel 1987. In seguito verrà diretto da Kenneth Branagh in “Enrico V” e continuerà la carriera fino a diventare uno degli attori più cercati.

Piccoli prodigi o piccole vittime? Sono aperti i commenti dei lettori
Bambini prodigio o bambini vittima? Figli precoci o figli oggetto di sfruttamento? Da che parte sta la corretta visione di queste realtà? Capire se siano da Sos Telefono azzurro o talenti naturali prima che sia troppo tardi è fondamentale. Perché i talenti , se ci sono, vanno gestiti ma non manovrati, con l’occhio benevolo del padre che desidera solo il bene del figlio, al di là di ogni possibile tornaconto privato. Perché non solo nel mondo del business e dello spettacolo esiste sfruttamento e condizionamento, ma talvolta anche nelle nostra vita quotidiana e nelle famiglie cosiddette normali. Quando un figlio viene spinto verso un corso di studi inadeguato solo perché il padre ha già il posto pronto in ditta per lui o quando un interesse, una forte passione vengono calpestati e annullati in nome della continuità di una azienda, dell’immagine sociale della famiglia, di altro che non sia la presa in carico dei reali desideri del bambino o del ragazzo, il poverino è una vittima che sacrifica se stesso. Un talento artistico, sportivo, un semplice meccanico fatto con passione, una parrucchiera, una estetista, tanti piccoli sogni spesso messi da parte e seppelliti per anni, talvolta per sempre, sono degli sprechi per l’umanità.
Ricordiamoci che l’insoddisfazione crea persone infelici e la sensazione di essere impotenti a guidare la propria esistenza porta alla depressione.

Informazioni su Paola Federici

Paola Federici è psicologa psicoterapeuta, scrittrice e giornalista. Ha fondato  il Centro Psicologico di Binasco (Milano). Riceve sia nello studio di Milano che in quello  di Binasco.  Ha scritto libri di psicologia divulgativa per tutti: "I bambini non ve lo diranno mai ma i loro disegni si"; "Il tuo bambino lo dice con i colori"; "Mi disegni un albero?"; "Gli adulti di fronte ai disegni dei bambini", “Lo stress del terzo millennio ( Ed. Franco Angeli). Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali Mondadori e Rizzoli (Donna Moderna, Confidenze, Donna Informa, Insieme, il Giorno, Il Resto del Carlino e altri). E’ stata per anni Direttore responsabile del mensile “La Tua Zona sud Milano). Per contatti, richieste di articoli  e appuntamenti scrivere a paolafedera@gmail.com
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