USA in shutdown e l’Obamacare

Obamacare

Obamacare

Gli Stati Uniti, come ben si sa, hanno un Presidente (eletto direttamente dal popolo sovrano), il quale esercita le stesse funzioni rispettivamente del nostro Presidente del Consiglio e del Capo dello Stato.

Nel programma di Obama c’è sempre stato il desiderio di poter allargare l’assistenza sanitaria anche alle classi meno abienti che non possono farvi fronte attraverso assicurazioni private. Purtroppo i nodi sono giunti al pettine nell’ora di mostrare i muscoli nei confronti di un avversario che vuole continuare ad imporre un sistema che non aiuta i concittadini più poveri a curarsi.

Da una parte ci sono i repubblicani che, forti del loro numero nella House of Representative (la camera “bassa”) non ne vogliono saper di approvare nel bilancio federale la proposta del Presidente Obama di estendere a tutti i cittadini americani (soprattutto quelli più poveri) una sorta di assicurazione sulla sanità, che naturalmente avrebbe un costo notevole.

I repubblicani si trincerano dietro a una ragione di principio e una di sostanza. Il principio è che il Governo non dovrebbe interferire con la sfera delle scelte personali; quella di sostanza è l’aumento del costo del lavoro, e la paura di un danno all’economia.

I democratici del Senato hanno, a loro volta, due ragioni per votare la riforma della sanità voluta dal Presidente Obama.

Il principio secondo la quale tutti i cittadini hanno il diritto alla salute e il risultato di un meccanismo virtuoso che migliorerebbe il risultato economico della sanità, poiché ridurrebbe in modo considerevole il potere delle assicurazioni private, stimolando la competizione tra organizzazioni sanitarie.

Da qui lo scontro fra i due rami del Parlamento americano, tra chi sostiene che il benessere dei cittadini può sopportare l’appesantimento dei costi “sociali” che assicurano un livello di vita dignitoso per tutti e chi, invece, sostiene che il bilancio deve rispettare rigorosamente i parametri di stabilità proprio ben garantire la governabilità ed il benessere di tutti.

Due modi diametralmente opposti di volere (a parole) il benessere dei cittadini.

Ma, la questione vera stavolta è che il Presidente Obama non ci sta, e pur rischiando di fatto lo “shutdown”, l’ultimo risale al 1995 che durò ben 21 giorni con un costo di almeno 20 milioni di dollari, ha preferito proseguire dritto per la sua strada, convinto com’è che questa è una battaglia per l’affermazione della civiltà e dei diritti dell’uomo. Soprattutto di quello più povero.

Ma cosa sta accadendo, ora, negli Stati Uniti? 800 mila impiegati statali (meglio dire federali) sono stati sospesi dal lavoro. Ad esclusione dei dipendenti delle Forze armate (circa 1 milione e mezzo) e quelli dei servizi postali. Il resto dei dipendenti federali come ad esempio quelli che si occupano di musei e parchi hanno dovuto incrociare le braccia. Tuttavia gli stipendi, per ora e con qualche ritardo, sono assicurati. Purchè non si giunga al “default del sistema federale”, che accadrà inesorabilmente se la legge federale di bilancio non verrà promulgata nei prossimi giorni. La Legge federale di bilancio statunitense entra in vigore il 1° ottobre e scade il 30 settembre dell’anno successivo.

Per questa ragione sostanziale, il Presidente Obama ha accettato di sedersi attorno al tavolo per trovare un accordo con i repubblicani, nell’attesa di ripresentare la sua riforma della sanità il prossimo anno, nella forma completa, non accontentandosi di quella parziale che, sicuramente, verrà votata a giorni dai due rami del parlamento, al solo scopo di non precipitare gli USA nel baratro del default finanziario ed economico.

Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale europea, ha commentato di recente la questione dell’Obamacare affermando che sicuramente la crisi del sistema americano non può non incidere pesantemente sull’economia europea, proprio ora che stanno cogliendo i primi frutti della politica comune del governo europeo, volta alla stabilità di bilancio e, nel contempo, al rilancio dell’economia e al sostegno della imprenditorialità.

Tutto questo accade lontano, oltre oceano. Una lontananza, questa,  non solo fisica ma soprattutto ideologica.

In Italia, chi si batte più per una maggiore efficienza della sanità o, più in generale, dei servizi pubblici? Chi si preoccupa di garantire a tutti una livello di vita più dignitoso, a fronte di milioni di disoccupati o pensionati ridotti alla fame?

Nel bel “Bel Paese” non si assiste quasi più alle lotte ideologiche e di principio, ma solo ai tatticismi politici, per la risoluzione delle beghe di partito. Tranne nei periodo pre-elettorali, quando tutti sono bravi a tirar fuori dal cilindro idee, principi e soluzioni.

Possiamo seguire il prosieguo dell’american Shutdown e delle vicende americane su RaiNews24

Informazioni su Faber

Nato e cresciuto a Milano. Dopo un breve periodo trascorso in Sicilia nella provincia siracusana ha conseguito il diploma di ragioniere e perito commercialista, per poi lavorare per il Ministero della Difesa. Da un anno si è trasferito a Palermo dove si occupa di assistenza per il personale civile e militare, dipendente dal Ministero della Difesa. Per alcuni anni a Torino e in Piemonte, sempre per conto del Ministero, si è occupato del settore pubbliche relazioni. Nell'anno accademico 2009/2010 ha conseguito una laurea di primo livello in Scienze dell'Amministrazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Siena. Ha sempre nutrito un forte interesse per la storia europea in particolare, soprattutto sotto il profilo politico-economico e sociale.
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