Paese che vai…scarpa che compri

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Che siano sportive o da sera, colorate o a tinta unita, con le borchie o gli strass, tacco 12 o ballerine, le scarpe non smettono mai di stupire, ammaliare, catturare ogni giorno migliaia di donne; gli uomini, al contrario, sembrano meno sensibili al fascino intrinseco e misterioso delle scarpe, se non del tutto indifferenti.

God save my shoes è il docu-film di Julie Benasra che ieri sera alle 21:17 su Rai 5 ha raccontato la profonda, viscerale passione che le donne nutrono per le scarpe, quell’attrazione irresistibile che dilaga da un continente all’altro.

Le statistiche hanno rivelato che negli Stati Uniti le donne acquistano all’incirca sette paia di scarpe l’anno, e la cifra non è certo un deterrente se si considera che un paio di sandali di Manolo Blahnik (noto produttore di scarpe, divenuto un vero e proprio idolo del settore, grazie soprattutto alla serie televisiva Sex and the City) costa in media 500 dollari. A seguire la Francia, in cui la mania delle scarpe impazza più che in ogni altro stato europeo, basti pensare ai 3000 m2 che i magazzini Lafayette a Parigi hanno riservato all’esposizione delle scarpe.

Alcune donne accumulano talmente tante scarpe fino a comporre delle vere e proprie ‘collezioni private’, per cui c’è bisogno di interi armadi o addirittura di stanze adibite ad hoc per contenere tutti i ‘pezzi’, alcuni dei quali non vengono nemmeno usati, dal momento che sono stati acquistati per semplice capriccio ‘psico-estetico’, se così possiamo definirlo: quel piacere provato dal possedere una cosa ‘bella’, non per forza utile o utilizzabile.

Se da una parte è vero che diverse occasioni, anche durante una singola, giornata, richiedono l’uso di scarpe differenti – le scarpe da lavoro non sono mai le stesse indossate per una cena, per la palestra o per le pulizie di casa – è altrettanto vero che comprare scarpe è sempre più spesso un gesto compulsivo, del tutto incontrollato, istintivo, ma molto piacevole, rilassante e gratificante.

Le donne intervistate hanno espresso opinioni simili in merito al forte desiderio di cui si animano quando se ne vanno in giro a fare shopping: è una sensazione di eccitazione, di brio, spesso legata ad un tipo particolare di scarpa, quella che suscita più attrattiva di ogni altra: la scarpa col tacco, preferibilmente alto e a spillo.

Kelly Rowland, nota cantante americana, e Dita Von Teese, celebre ballerina di bourlesque, hanno dichiarato di non saper resistere di fronte ad un paio di scarpe col tacco, a causa della sensualità che l’oggetto esprime ed insieme infonde alla persona che lo calza, e alla sensazione di potere che suscita una volta indossato.

Altre ritengono che indossare un paio di scarpe adatto, scelto e non casuale, non solo dia un tocco di stile maggiore all’abito, quanto influisca positivamente sull’umore, come un balsamo benefico.

Altre ancora hanno suggerito che il motivo della scelta della scarpa col tacco è di ordine sociologico: l’aumentare la propria statura, per una donna, può voler esprimere un desiderio di autonomia e parità rispetto al sesso maschile; eppure non dimentichiamo che proprio durante gli anni ’60 e ’70 il tacco ha conosciuto i suoi minimi storici in fatto di vendita, per poi ritornare in auge durante gli anni ’90.

È anche vero che i media hanno contribuito notevolmente alla diffusione di un certo gusto e quindi di un certo tipo di scarpa preferito ad un altro, ed è altrettanto evidente che le scarpe negli ultimi decenni sono arrivate a rappresentare un vero e proprio status symbol; tuttavia resta ancora indefinita la ragione che induce le donne ad un acquisto sfrenato e senza regole.

Anche chi scrive deve ammettere di aver subito quel fascino magnetico e inspiegabile davanti ad una vetrina di scarpe. È bizzarro come la scarpa possa avere questo potere, quasi fosse dotata di un sex-appeal proprio ed irresistibile.

Informazioni su Maria Vittoria Sparano

Maria Vittoria Sparano è nata a Belvedere Marittimo nel 1986. Nel 2004 si è trasferita a Bologna per intraprendere gli studi universitari e si è laureata, il 15 marzo 2013, in Filologia, Letteratura e Tradizione classica. Vive attualmente a Bologna.
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