Byork all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Byork all'Auditorium Parco della Musica di Roma

Byork all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Impeccabile, un’intensità eccezionale. Bjork riappare sul palco dell’Auditorium capitolino dopo 7 anni con un nuovo spettacolo. Non è un concerto ma un’opera artistica e lei, con la sua voce che farebbe resuscitare gli angeli, ne è il personaggio principale sulla scena nelle sfaccettature più profonde. In un abito rosso fiammeggiante, calze a rete, un velo rosa intorno al collo, stesso colore delle calzature, e una maschera agli occhi: la cantante islandese si muove da una sezione all’altra del palco e abbraccia il suo pubblico con un movimento che pare librarla sulle ali. In tutta la sua debolezza, narrando la rottura della sua love story con Matthew Barney, conosciuto nel 2001 e papà di sua figlia Isadora. La scaletta del concerto è concentrata su «Vulnicura», ultimo album dell’artista la cui pubblicazione era stata anticipata di 2 mesi per una fuga anticipata dei brani sul internet.

“Vulnus” come ferita in latino e la sua cura. La regina del sound avant-pop travolge il pubblico in un vortice di dolore, disperazione, per concludersi in un difficile rimarginarsi delle ferite, esibendo la sfaccettatura umana della donna che cattura gli spettatori, per mezzo del suo talento artistico unico. Non per nulla, la sola voce sul palcoscenico: non è accompagnata da un coro o da giganteschi strumenti sperimentali che sono stati tipici dei suoi anteriori tour ma da un’orchestra d’archi vestita in bianco e da un percussionista e un elettronico.

Un concerto scandito da visual che ritraggono particolari dell’accoppiamento delle farfalle, insetti e rettili, come per voler disegnare la feroce complessità di una natura solo ovvia all’apparenza. Il suono è istantaneo rispetto ai lavori anteriori e non perde l’aura di sacra tipica dell’artista venuta dalla fredda Islanda: gli spettatori ascoltano in stato di venerazione assoluta, e si abbandonano a un modo di trepidazione negli attimi più toccanti del concerto.

Il grido di dolore di “History of touches”, accompagnato solo dal piano elettronico. In “Black lake” l’artista sospende il microfono librandolo al cielo come in uno stato di preghiera, per poi lasciarsi al ritmo delle percussioni. La magia esplode con fuochi pirotecnici nel corso di “Notget” e nel finale “Mouth mantra”, che avvolge l’artista e il suo concerto in una nuvola di fumo

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Si occupa dell'informazione relativa ai programmi televisivi italiani e stranieri sulla guida Tv Zam. Redattore dei palinsesti tv e delle news sulla programmazione televisiva d'attualità, politica, sport, spettacolo e cultura.

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