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E noi lo butteremo nella spazzatura….

13.000 quintali di pane fresco ogni giorno nella spazzatura: se ne è parlato mercoledi scorso in “Fischia il vento” su La Effe TV, la trasmissione condotta da Gad Lerner

Di Paola Federici

Ogni giorno l’Italia elimina come rifiuti 13.000 quintali di pane fresco e fragrante, alla faccia della crisi, delle famiglie monoreddito, della disoccupazione crescente, di quelle con reddito alla soglia di povertà.

Secondo i dati più recenti, arrivano a ben 8 milioni i cosiddetti “poveri” in Italia. (dati da La Repubblica.it), ma la quantità di pane ancora commestibile che potrebbe essere donato, è invece gettato via.
Perché allora uno spreco così assurdo continua a ripetersi ogni giorno? Si produce un surplus di pane che arriva a milioni di quintali l’anno , mentre una Caritas, associazione Onluss per l’aiuto ai bisognosi, spende, per mettere il pane sulla tavola delle proprie mense, ben 90.000 euro all’anno – e stiamo riferendoci solo ai dati relativi alla città di Roma, dove è avvenuta l’indagine. Dalle fonti Coldiretti sono stati ben 4.068.250 gli italiani costretti a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, mentre il 78% degli italiani ha dovuto tagliare sulla spesa per il pane nel 2013 (fonte Istat).

Un’altra delle contraddizioni infinite della nostra burocrazia o un meccanismo a fini commerciali capace di bypassare il semplice atto di donare cio’ che rimane in più’? E per quali oscuri motivi si continua a produrre imperterriti ogni giorno tutti quei quintali di pane in più, che si sa già in partenza che a fine giornata verranno gettati nella spazzatura? Apparentemente è un’azione in barba a ogni ragionamento logico.

Se ne è parlato mercoledi 23 aprile nella trasmissione “Fischia il vento” condotta da Gad Lerner su La Effe.

Crea una sensazione di fastidio sapere quanto pane venga gettato via ancora fresco , memori tutti noi di quanto ci dicevano da piccoli “Il pane non si butta mai via!”. Pare che quella frase religiosamente ripetuta da generazioni di madri e padri ai propri figli, quando il pane era l’elemento base del pranzo, della cena e anche della merenda, oggi non abbia più senso. Ma quanti di noi sono al corrente di ciò che accade e perché alle migliaia di quintali di sfilatini, pagnotte, rosette è riservato a fine giornata, il cassonetto della spazzatura?

I motivi per cui , a fine giornata, il cibo rimasto intatto e confezionato sugli scaffali dei supermercati, ha già il destino segnato, sono diversi:
Per primo la superproduzione richiesta dai supermercati ai panificatori, un accordo fatto tra la grande distribuzione e le associazioni dei panificatori: pur di avere gli scaffali stracolmi fino a pochi minuti prima della chiusura, la richiesta è di produrre almeno il 25 per cento in più della vendita giornaliera prevista.
Un secondo motivo è una legge, anzi una circolare del Ministero della salute (del 20 marzo 2003) che impone agli stessi produttori di ritirare il pane invenduto e di smaltirlo come rifiuto.
Un terzo motivo è la mancanza di un’organizzazione, una sorta di rete di solidarietà che potrebbe prelevare il pane invenduto – ma a questo punto anche gli altri cibi rimasti sugli scaffali, buoni ancora per diversi giorni – pochi minuti prima della chiusura dei supermercati.
E cosi, per una serie di motivi collegati l’uno all’altro, quantità enormi di pane non arrivano, come potrebbero, gratuitamente, sulle mense di chi ne ha davvero bisogno. E se ciò non fosse abbastanza, ciliegina sulla torta, la Caritas il pane se lo deve comprare a prezzo corrente di mercato, spendendo risorse preziose mentre, dall’altra parte, le montagne di pane si ammucchiano come spazzatura.

I furgoni dei produttori di pane arrivano al mattino presto ai supermercati, scaricano le pagnotte fragranti ancora calde, e poi caricano le ceste del pane rimasto, ancora morbido, profumato e commestibilissimo. Lo buttano perché donarlo non si può, la legge lo vieta. Dal momento in cui, a fine giornata, un supermercato chiude, il pane rimasto sugli scaffali diventa automaticamente un rifiuto e come tale è assolutamente vietato venderlo. E tanto meno regalarlo.
Assurdità all’orecchio di noi persone della strada. Senso dello spreco sancito dalla legislazione. I panificatori si considerano una categoria bistrattata e strozzata per dovere, a loro volta, produrre il 25 per cento in più al mattino, sapendo già di doverlo smaltire la sera, il tutto a loro spese. La grande distribuzione lo ha imposto e cosi il pane si butta. Qualcuno dice che parte di questo pane viene riciclato per le bestie nelle aziende agricole, ma… a chi ne ha bisogno, il pane viene invece venduto a prezzo di mercato da quelle stesse imprese che lo buttano a quintali.
La soluzione ci sarebbe, bisognerebbe verificare se economicamente sarebbe possibile realizzarla: una rete di raccolta che passi a prelevare il pane quando è ancora tale, cioè definito per legge “commestibile”, fino a pochi minuti prima della chiusura degli esercizi commerciali. La stessa rete di raccolta dovrebbe portare poi il pane rimasto alle sedi delle mense per i poveri , del tutto gratuitamente. La stessa Caritas evidentemente non dispone di tali mezzi, furgoni, volontari, tempo, ecc. ma può spendere 90.000 euro per acquistare del pane che potrebbe avere gratis.

I conti non tornano. Forse troppa burocrazia ostacola questo apparentemente semplice approvvigionamento…o forse creare questa rete di solidarietà non interessa abbastanza -…e cosi il pane continua a essere buttato nei cassonetti.

Informazioni su Paola Federici

Paola Federici è psicologa psicoterapeuta, scrittrice e giornalista. Ha fondato  il Centro Psicologico di Binasco (Milano). Riceve sia nello studio di Milano che in quello  di Binasco.  Ha scritto libri di psicologia divulgativa per tutti: "I bambini non ve lo diranno mai ma i loro disegni si"; "Il tuo bambino lo dice con i colori"; "Mi disegni un albero?"; "Gli adulti di fronte ai disegni dei bambini", “Lo stress del terzo millennio ( Ed. Franco Angeli). Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali Mondadori e Rizzoli (Donna Moderna, Confidenze, Donna Informa, Insieme, il Giorno, Il Resto del Carlino e altri). E’ stata per anni Direttore responsabile del mensile “La Tua Zona sud Milano). Per contatti, richieste di articoli  e appuntamenti scrivere a paolafedera@gmail.com
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