Confermata la fiducia a Letta. Berlusconi fa marcia indietro.

Il Presidente Letta ottiene la fiducia

Il Presidente Letta ottiene la fiducia

Il Presidente Letta, parlando ai deputati riuniti in seduta plenaria, inizia il suo intervento con le parole del primo Presidente del Consiglio Luigi Einaudi: “Nella vita delle nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo può essere irreparabile”. Quando un presidente fa riferimento ai grandi uomini politici della storia è perché il momento richiede una particolare coesione nella condivisione di un programma, non solo di partito, ma politico più in generale.

Negli Stati Uniti, per esempio, ci si riferisce sempre a Abraham Lincoln, noto per aver messo fine alla schiavitù nel suo Paese,

La fiducia che Letta ha ottenuto, nel corso di questa giornata politica, a dir poco convulsa e piena di sorprese, rischia tuttavia di non essere pienamente compresa innanzitutto dal popolo della sinistra e, a seguire, dal resto dei cittadini italiani, ancora frastornati dalle numerose interviste andate in onda in questi ultimi giorni, praticamente a getto continuo, che di certo non hanno contribuito a far chiarezza, se non altro perché gli stessi protagonisti dell’attività parlamentare non avevano per primi le idee chiare.

Di certo, un dato su tutti emerge chiaro in tutta la sua gravità: la sconfitta del presidente Berlusconi. Il Cavaliere, rimasto isolato a causa di una spaccatura all’interno del suo stesso partito (cosa sino a qualche giorno fa inammissibile) ha rinunciato all’”Aventino” facendo marcia indietro e dichiarando il suo “travagliato” si alla prosecuzione del governo presieduto da Letta, sostenuto da alcuni tra i più importanti esponenti del Pdl, gli On. Alfano e Cicchitto in testa.

Letta, allo scopo di rendere credibile il suo governo, ha immediatamente comunicato ai deputati e ai senatori, nel corso dell’intervento pomeridiano a Palazzo Madama, che saranno ben tre le linee guida che intende percorrere, costi quel che costi, “…perché l’Italia non ha bisogno di un governo qualunque, ma di un governo nel pieno delle sue funzioni con una chiara maggioranza che lo sostiene
Sostanzialmente: a. una riforma costituzionale, da attuarsi in 12 mesi, che trasformerebbe il Parlamento da bicamerale a monocamerale
b. la riduzione della spesa pubblica.
c. la riduzione del costo del lavoro e delle tasse.

Sin qui tutto bene, almeno sembra. Tuttavia, il Paese questa volta è davvero andato assai vicino all’instaurarsi di una crisi politica di proporzioni enormi, a fronte di una situazione economica e finanziaria che vede l’Italia e gli italiani davvero stanchi e sfiduciati. La possibilità di andare incontro ad un commissariamento da parte dell’Ue era davvero “dietro l’angolo”, se si considerano i tempi tecnici necessari per scrivere la “Legge di stabilità”, farla approvare dal parlamento europeo e, infine, promulgarla.

Un altro elemento, ancora, è emerso nel corso delle ultime 24 ore dall’apertura formale della crisi: sul fronte della politica nazionale sta prendendo forma e consistenza il “Grande centro” che raccoglierebbe i transfughi del PDL, alcuni ex del M5S, Casini con i suoi dell’UDC e per ultimo, ma non ultimo, il nuovo Movimento “Italia Futura” di Luca Cordero di Montezemolo.
Insomma, un ritorno al passato di chiara memoria Cristiano democratica e con riferimenti all’area centrista europea (Partito popolare europeo, orientato a sinistra, e il Partito  democratico europeo, orientato a destra).
Un partito che si appresta a divenire il collettore di voti di tutto quell’elettorato stanco e disilluso. O per tutti i delusi dal nuovo M5S, che non ha saputo concretizzare le promesse fatte nel corso della campagna elettorale di febbraio, rifiutandosi di prendere parte al governo insieme a Bersani.

Un “ritorno” al centro, che potrebbe essere fortemente condiviso da quei cittadini che oggi, come ieri, hanno percepito solo l’enorme distanza, non solo materiale, dei loro rappresentanti al Parlamento.

Una politica chiamata di “stabilità”, che tuttavia sino ad oggi ha fatto ben poco per alleviare lo stato di disagio profondo che si vive nel quotidiano. La stabilità non è un valore aggiunto all’azione di un governo, quando questa si traduce in immobilismo.
Immobile nelle scelte, poiché quelle veramente importanti vengono rimandate “sine die”. Come ad esempio la dismissione di quella parte di patrimonio pubblico, da anni inutilizzato ma che, se fosse venduto opportunamente a grandi società private, oltre a garantire denaro contante al governo, darebbe il via ad attività imprenditoriali che, a cascata, creerebbero posti di lavoro.
Ancora, la riforma delle pensioni, poiché il sistema attuale, lo sappiamo bene ormai, è insostenibile,  come lo evidenziano i  numeri, non le politiche demagogiche e populiste.

Il concetto è semplice e chiaro, come lo è la matematica: le pensioni devono essere commisurate al capitale che  si è versato durante gli anni lavorativi, quindi, più ho versato maggiore sarà la pensione che godrò per il resto della mia vita. Va da sé, che le maxi pensioni acquisite in pochi anni di servizio non sono più sostenibili, così come i diritti acquisiti in forza di leggi ora inapplicabili per mancanza di denaro. Stiamo condannando i nostri figli a un futuro che li vedrà poveri e senza alcuna pensione. Una tale revisione generale, per contro, garantirebbe da subito l’abbattimento del costo del lavoro e del “cuneo fiscale”.
L’azione del Premier Letta si deve concentrare sull’abbassamento del debito pubblico: rivedendo i costi dell’apparato statale, tanto per cominciare. Ma, certamente sarà una guerra lunga e difficile da vincere, poiché le consorterie dei diritti acquisiti difficilmente rinuncerà alle proprie prebende, in favore di una politica più giusta e lungimirante.

La crisi, forse, è per il momento scongiurata. Ma i problemi e le condizioni che l’hanno favorita sono ancora presenti, pronti a rendere arduo il cammino del Presidente Letta e del suo gruppo “Delle larghe intese”, sempre più allargato. Ma non per questo più coeso.

Per approfondire la politica italiana con i programmi televisivi, questa sera Porta a Porta su Rai 1. Gazebo su Rai 3 alle 23:15. Dentro la Notizia su Rete 4 alle 23:30.
La Gabbia alle 21:10 su La 7.

Informazioni su Faber

Nato e cresciuto a Milano. Dopo un breve periodo trascorso in Sicilia nella provincia siracusana ha conseguito il diploma di ragioniere e perito commercialista, per poi lavorare per il Ministero della Difesa. Da un anno si è trasferito a Palermo dove si occupa di assistenza per il personale civile e militare, dipendente dal Ministero della Difesa. Per alcuni anni a Torino e in Piemonte, sempre per conto del Ministero, si è occupato del settore pubbliche relazioni. Nell'anno accademico 2009/2010 ha conseguito una laurea di primo livello in Scienze dell'Amministrazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Siena. Ha sempre nutrito un forte interesse per la storia europea in particolare, soprattutto sotto il profilo politico-economico e sociale.
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