Amore criminale o amore malato: la violenza sulle donne mascherata d’amore

Amore Criminale

Amore Criminale

Sta per cominciare il nuovo ciclo della trasmissione televisiva di Rai Tre  “Amore criminale“, che già gli anni scorsi avevano riscosso un interesse notevole da parte del pubblico di telespettatori e telespettatrici.

Un amore criminale che spesso sfocia in crimine contro le donne, vittime di non essersi rese conto in tempo che non si trattava di amore con la “A” maiuscola come loro credevano o volevano credere, ma di gravissimi disturbi della psiche di un partner,  o ex partner, che poi sfociava nell’omicidio.

C’è sempre un uomo “vicino” alla vittima: un marito, un fidanzato, un ex compagno che diceva di amarle… e invece ha mascherato la sua violenza e il suo possesso dietro un falso concetto di amore che la dipendenza affettiva della donna non era riuscita a riconoscere nella realtà.

Quest’anno è Barbara De Rossi la conduttrice  della trasmissione. L’obiettivo , informare le donne e  perciò fare prevenzione per contrastare l’ondata di violenza di questi ultimi anni. Solo nel 2012, secondo i dati elaborati dalla Casa delle Donne di Bologna, sono state ben 124 le donne uccise dagli uomini che dicevano di “amarle”.

Un obiettivo importante quello di aiutare le donne a diventare consapevoli delle situazioni pericolose, di quando dietro il presupposto e decantanto “lo faccio per te” del fidanzato o marito, si nasconde invece la violenza, il possesso, la limitazione totale della libertà,  che puo’ essere fisica ma anche più subdolamente psicologica. Una violenza non sempre riconoscibile dalla vittima, non solo perché vive all’interno della situazione, ma anche perché si porta dentro una fragilità affettiva che la rende pià facilmente succube di plagio.

Barbara De Rossi intervisterà le donne che sono riuscite a uscire dal vortice della violenza e a salvarsi. Saranno poi invitate le donne che hanno subito maltrattamenti e umiliazioni, a denunciare, a rivolgersi ai centri anti-violenza e alla forze dell’ordine presenti sul territorio.

E’ possibile inoltre la collaborazione di Amore Criminale con le associazioni femminili e i centri-antiviolenza.  Molte donne infatti non sono informate e subiscono senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. La paura in una vita di coppia con un partner che le rende totalmente succubi fa il resto: le convince che non c’è via di uscita.

Le donne possono invece  scrivere alla trasmissione chiedendo aiuto.  Saranno messe in contatto  con i più importanti centri-antiviolenza italiani.

Come l’anno scorso, sarà presente in studio  l’avvocato Geraldine Pagano,  da molto tempo a fianco delle donne e dei minori vittime di abusi e violenze: offrirà informazioni concrete per tutte le donne che non sanno a chi rivolgersi e hanno bisogno di aiuto.

Infine un attore leggerà una pagina degli atti giudiziari legati alle storie narrate nei filmati trasmessi.   La pagina scelta sarà la confessione dell’autore dell’omicidio o la perizia psichiatrica.

Le storie raccontate nelle sei nuove puntate sono state girate  nei luoghi dove sono accadute.

Tra le storie vere,  che verranno raccontate, c’è quella di Antonella, una ragazza di 23 anni,  di Avellino, che, per proteggere la madre da un compagno geloso e possessivo, viene uccisa da lui con sei colpi di pistola al viso. Antonella è percepita dall’uomo come un “ostacolo” e viene tolta di mezzo, come un oggetto di cui sbarazzarsi.

La seconda puntata avrà come protagonista  Giuseppina, uccisa a coltellate a Carpi (Modena) dal marito talmente geloso che aveva riempito la casa di telecamere per controllarla.

C’è davvero da chiedersi, da un lato, come un uomo possa arrivare a disseminare la casa di telecamere e, dall’altro, come una moglie possa considerare “normale” un tale comportamento. O quanto contribuiscano allo status quo la paura di ritorsioni, l’immagine che si vuole dare di sè e della propria famiglia all’esterno, una cultura che spinge a non divulgare i propri problemi e a non chiedere aiuto – del tipo “i panni sporchi si lavano in famiglia” – il timore di sentirsi annullate nella propria identità senza “il marito”, o anche semplicemente la paura di non avere il minimo sostentamento economico per sè e per i figli, a far desistere queste donne dal prendere l’unica decisione  utile a farle uscire dal tunnel: quella di chiudere il rapporto e andarsene prima che sia troppo tardi.

Abbiamo tracciato solo due esempi, ma sono molte le donne che saranno protagoniste in ogni puntata. Ma per ognuna di queste donne, pensiamoci, c’è dietro anche un uomo che ha paura di essere abbandonato, c’è la sua  incapacità di accettare la fine di una storia, c’è una cultura maschilista  di vecchio stampo che fa considerare “normale”, per alcuni uomini, l’idea di possedere la propria donna. Ci sono  quindi la colpevolizzazione della donna, la sudditanza, la costante umiliazione, i divieti di accettare o cercare occupazioni fuori casa solo perchè non gradite dal marito. Quanto c’è da fare ancora per far sì che le donne siano considerate persone  autonome e non “mogli di …”

Bisognerebbe chiedersi per quale ragione molte donne percepiscano la realtà in maniera distorta. Al di là della favoletta del Principe azzurro che ancor oggi si propina alle bambine: il sogno di un uomo che le salvi dalle loro incertezze, dai loro problemi,  da uno stato di soggezione al padre e alla società, dall’impossibilità di trovare un lavoro decente che le renda autonome.

Tutto questo  non permette ad alcune donne di aprire gli occhi e di vedere che i principi azzurri non esistono, ma soprattutto di sapere che le donne hanno il diritto, ma anche il dovere, di sapersi creare una propria autonomia in ogni settore: lavorativo, di studio, di vita, oltre a un’autonomia affettiva e di pensiero. Solo questo percorso potrà metterle in salvo dai “lupi cattivi”.

I “lupi cattivi” saranno destinati a sparire se non ci saranno più delle Cappucetto rosso in circolazione. E il ciclo di trasmissioni televisive di “Amore criminale” potrà essere un valido aiuto per far aprire gli occhi alle donne.

Informazioni su Paola Federici

Paola Federici è psicologa psicoterapeuta, scrittrice e giornalista. Ha fondato  il Centro Psicologico di Binasco (Milano). Riceve sia nello studio di Milano che in quello  di Binasco.  Ha scritto libri di psicologia divulgativa per tutti: "I bambini non ve lo diranno mai ma i loro disegni si"; "Il tuo bambino lo dice con i colori"; "Mi disegni un albero?"; "Gli adulti di fronte ai disegni dei bambini", “Lo stress del terzo millennio ( Ed. Franco Angeli). Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali Mondadori e Rizzoli (Donna Moderna, Confidenze, Donna Informa, Insieme, il Giorno, Il Resto del Carlino e altri). E’ stata per anni Direttore responsabile del mensile “La Tua Zona sud Milano). Per contatti, richieste di articoli  e appuntamenti scrivere a paolafedera@gmail.com
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